
«Proposta?» replicò Falberd, perplesso. «Be'... niente, è naturale. Solo che sarebbe una terribile negligenza se tu non presenziassi alla nomina di Nasuada. Se l'eroe del Farthen Dùr la ignorasse, cosa potrebbe pensare lei se non che un Cavaliere la disprezza e trova i Varden indegni da servire? Chi potrebbe sopportare una simile onta?» Il messaggio non avrebbe potuto essere più esplicito.
Eragon strinse il pomo di Zar'roc sotto il tavolo, reprimendo l'impulso di gridare che non era necessario che lo costringessero a sostenere i Varden, che lo avrebbe fatto in ogni caso. Tuttavia in quel momento provò il desiderio di ribellarsi, di sottrarsi al giogo che stavano cercando di imporgli. «Poiché avete una così alta considerazione dei Cavalieri, potrei decidere che i miei sforzi sarebbero meglio spesi guidando i Varden io stesso.»
L'atmosfera nella sala si fece subito tesa. «Sarebbe una mossa poco saggia» dichiarò Sabra.
Eragon si arrovellò in cerca di un modo per sfuggire alla situazione. Con la morte di Ajihad, disse Saphira, temo che sarà difficile restare indipendenti dalle diverse fazioni come lui voleva. Non possiamo rischiare di inimicarci i Varden, e se questo consiglio è destinato a controllarli attraverso Nasuada, allora dobbiamo assecondarlo.
